Uno A Erre Italia S.p.a.
La storia della Uno A Erre si identifica con la storia dell'ultimo secolo di Arezzo e della sua provincia. Fondata nel 1926 da Leopoldo Gori e Carlo Zucchi, lo stabilimento orafo è stato la fucina di tutto il sitema orafo locale. A differenza degli altri poli dell'oro (Vicenza e ancor più Valenza Po), Gori e Zucchi ebbero la geniale intuizione di lavorare l'oro con metodologie industriali, mantenendo al minimo il ricarico del costo del lavoro sul metallo. Così il monile d'oro ha conquistato l'Italia e il mondo, per moltissimi decenni, come oggetto di regalo, ma anche di risparmio: il gioiello d'oro a differenza di ogni altro dono, manteneva quasi inalterato il suo valore anche venale.
La prima sede della Uno A Erre fu un sottofondo in pieno centro storico, vicino alla basilica di Maruia della Pieve. Poi il primo grande stabilimento nella periferia sud della città, in via Vittorio Veneto nel dopoguerra. Qui la Uno A Erre raggiunse negli anni sessanta addirittura i 1.200 dipendenti, tanto da rendere necessaria un'altra fabbrica, anche perché nel frattempo la città si era espansa proprio in quella direzione, 'circondando' l'azienda di abitazioni. La nuova collocazione fu in via Fiorentina. A quel tempo piena campagna ed oggi ormai città nemmeno troppo periferica.
Nel precedente stabilimento, utilizzato per quaranta anni come scuole superiori adesso è nato un centro commerciale, direzionale e residenziale. Al nuovo stabilimento dovrebbe accadere la stessa sorte, ma in proporzioni decisamente maggiori. Con il trasferimento da via Veneto a via Fiorentina, inizia anche l'esodo di tanti dipendenti che si mettono in proprio. Se il marchio della 'fabbrica.madre' è appunto il numero 1AR, ormai siamo al marchio numero 2.000. Oggi il settore orafo aretino nato da quella esperienza conta più di 1.400 imprese industriali ed artigiane, 1.700 marchi, un fatturato che tocca i 5.500 miliardi (con un export del 72%) e 10.000 addetti.
La Uno A Erre, che per decenni è stata la più grossa fabbrica orafa del mondo lavorando ogni anno fino a 100 tonnellate d'oro, ha avviato il suo 'dimagrimento' agli iniziai degli anni 70. Oggi i dipendenti sono sotto le 500 unità. L'azienda, passata dalle mani delle famiglie Gori-Zucchi alla Morgenf Enfield (gruppo Deutsche Bank) a metà degli anni 90, è stata poi riacquistata dalla famiglia Zucchi con l'apporto di un gruppo di banche. L'ultimo decennio è stato uno dei più travagliati nella storia della Azienda: ed in questi mesi la svolta con il progetto di trasferimento in un nuovo stabilimento nella zona industriale di San Zeno, accompagnato dalla attuazione di un piano industriale di rilancio.
La Uno A Erre rappresenta oggi un patrimonio della intera comunità aretina. L'industria ha affinato la sua produzione, con l'ausilio, negli anni, di grandi artisti. Tanto da arrivare a realizzare un museo interno con opere uniche degli artisti che con la Uno A Erre hanno collaborato. E' il primo museo aziendale aretino, primo museo italiano di oreficeria, legato al più prezioso dei metalli e alla più prestigiosa delle produzioni, per non disperdere la memoria storica della sua laboriosa attività ed offrire un percorso espositivo che affianca ad una sezione di archeologia industriale l'esposizione della produzione orafa di oltre settantacinque anni di vita.
Lo spazio espositivo allinea vecchi macchinari a documentare i primi sussidi tecnologici applicati all'industria orafa, espone oltre cinquecento gioielli, alcuni anche unici e tutta una serie di disegni e progetti orafi originali. Presenta varie espressioni della moda e del costume nelle mutazioni del lungo percorso storico e sociale, ricco e stimolante, che dall'Art Decò giunge alle astrazioni e ai monili d'autore di grandi artisti: Bini, Canuti, Cappello, P.Cascella, Dalì, Fiume, Forlivesi, Greco, Manzù, Messina, G.Pomodoro, Scatragli, Venturi; di illustri designers: Buti, Galoppi e degli stilisti Féraud, De la Renta e Fiorucci.